Pensioni, Governo prometta ciò che può mantenere

Il ministro Padoan, uomo austero e schivo, ha affermato categorico che, secondo lui, siccome l'economia va un po' meglio, finalmente qualche margine per riaprire il fronte pensioni ci potrebbe essere. Si intende, l'apertura della discussione riguarderebbe solo la partita della cosiddetta uscita flessibile dal lavoro per andare in pensione, che comunque costerebbe svariati miliardi di euro. Anche il Presidente dell'Inps interviene nel dibattito, e tanto per dire qualcosa, manifesta la preoccupazione che la generazione anni '80 sia condannata a lavorare fino ai 75 anni per ottenere comunque un assegno gramo. Insomma si ritorna giustamente sul tema pensioni; una ferita mai rimarginata, dopo la cinica riforma Fornero fatta grossolanamente con l'accetta,  che non ha offerto all'epoca nessuna soluzione mirata alla varietà delle situazioni su cui si interveniva. Non pare comunque che il governo abbia le idee chiare sulla partita, ed in verità neanche l'Inps. Il presidente del Consiglio Renzi ha potuto già ottenere qualche flessibilità allo sforamento dei conti italiani rispetto alle regole dell'UE, proprio grazie alla riforma delle pensioni presentata come la più draconiana riforma d'Europa; come può oggi ottenere ulteriore flessibilità nei conti - peraltro significativamente peggiorati - rimettendo in discussione una parte seppur parziale della riforma che li garantisce? Si ventilano interventi possibili con banche e assicurazioni che potrebbero finanziare percorsi personali di anticipo di pensionamento, attraverso restituzioni agevolate fiscalmente per il lavoratore e per l'impresa. Ma operazioni di questo tipo costano per il conseguente mancato introito fiscale. Lo stesso vale per l'eventuale e giusta operazione di cui si sta parlando, di riportare l'aliquota fiscale applicata ai fondi integrativi previdenziali dal 20 al 11,5%. Il costo totale di queste operazioni costerebbe almeno tra i 7 e gli 8 miliardi di euro. Se sommati alle ultime promesse renziane degli 80 euro per pensionati a reddito basso e forze dell'ordine, ai componenti della commissione europea si rizzeranno i capelli per lo spavento. Mi pare che il governo debba chiarirsi le idee e promettere ciò che può davvero fare. A forza di dare una pennellata qui e lì tanto per accontentare le tante urgenze presenti, non può che produrre un risultato sgraziato e confuso. La penuria di risorse a fronte di un'economia schiacciata da Pil in ribasso e sprechi in rialzo, non può che aggravare le ferite sociali a cui si assommerà la beffa della demagogia della classe dirigente se la condizione non cambia. Va ripetuto che soprattutto il cambiamento di prospettiva economica darà una direzione positiva alle sofferenze sociali. Il governo allora si dia da fare per offrire garanzie per una uscita flessibile dal lavoro con le relative assicurazioni ma si converta a un cambiamento nell'economia e nella gestione degli affari pubblici. Diversamente i mali sociali aumenteranno e con essi la insicurezza delle famiglie e del Paese.

Commenti

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati dal simbolo *