L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Uniti per 180 secondi"

Ti amerò per tutta la vita. Anzi no, per qualche istante. È andata più o meno così alla coppia di kuwaitiani uniti nel matrimonio più veloce della storia. Tre minuti e dall’idillio dello scambio degli anelli si è passati alla richiesta di divorzio. “Stupida”; questa l’esclamazione di stizza di lui dopo che la neo moglie era inciampata nell’abito nuziale all’uscita del palazzo. Un’offesa intollerabile per la donna che 180 secondi dopo era già rientrata in aula per chiedere lo scioglimento-lampo dell’unione. Per poi dichiarare ai media locali: “Se mi ha offeso dopo tre minuti di matrimonio, cosa farà in futuro?”. Riflessione impeccabile e comportamento coerente. Ma che la dice lunga sulla consistenza delle promesse di amore eterno che si consumano con disinvoltura davanti a Nostro Signore o al Pubblico Ufficiale. E che rendono sempre di più l’istituzione matrimoniale un colosso dai piedi di argilla.

Commenti

  • Foto di Eliana Mete

    Eliana Mete dice:

    È indubbio che il caso di questi due sposi metta in risalto quanto labile e svuotato di ogni valore sia il sacramento del matrimonio. Tuttavia la mia riflessione cade su quanto questo aspetto non sia così antitetico da quello che vede taluni a deresponsabilizzarsi nelle relazioni, rimanendo in un perenne stato di approssimazione: un piede dentro e uno fuori. Dov'è l'intelligenza emotiva di Golemaniana memoria? Perché non si è in grado di conoscere e valutare i propri sentimenti e quelli dell'altro e di guidare la prorpia vita grazie a questo? Il nodo credo che sia proprio qui, nella perdita della capacità di entrare in relazione con il proprio vissuto emotivo e di conseguenza stabilire empatia con l'altro . Il matrimonio è un atto di consapevolezza che è possibile affrontare esclusivamente se si è stati in grado di acquisire consapevolezza di sé e dell'altro.

    16 Feb 2019 13:23
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Intanto applausi per questa donna, ma è evidente che mancavano i più elementari presupposti per questa unione; lui che non esita ad insultarla, lei che ha colto l'occasione al volo per lasciarlo, la domanda è: in questi casi, perché sposarsi? 180 secondi sono certamente un record, non c’è dubbio, ma quanti casi simili ci sono al mondo? Il matrimonio (civile o religioso, non importa) è un completamento o un ripiego, è un accrescersi oppure un accontentarsi, lo si fa per amore o per dovere sociale? Per sposarsi ci vuole un minuto, ma ci vuole anche consapevolezza e prima di stare bene con la cosiddetta anima gemella bisogna stare bene con se stessi. E in questo sono pienamente d’accordo con Eliana Mete. Citando il pensiero di Charles Bukowski, riferendolo al matrimonio: “Fidanzatevi quando state bene da soli. Quando il partner è arricchimento e non un salvagente. Quando andare ad un matrimonio sarà felicità e non conforto ossessivo. Quando il partner è da scoprire e non da fermare. Quando avete trovato un complice e non un eroe. Fidanzatevi quando amate voi stessi più dell'idea dell'amore. Nel frattempo, ubriacatevi”.

    17 Feb 2019 19:08

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