L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Smog, killer post-Duemila"

“L’inquinamento atmosferico è un’emergenza sanitaria pubblica che coinvolge il 90% della popolazione mondiale”. Lo afferma senza mezzi termini l’Organizzazione Mondiale della Sanità a seguito della pubblicazione di uno studio internazionale sui danni sistemici provocati dallo smog. Lo scenario è da brivido: le polveri sottili passano attraverso i polmoni esponendo tutte le cellule del nostro corpo a danni irreversibili. Dunque attacchi cardiaci, diabete, demenza, tumori ossei, Parkinson, autismo sino alla compromissione della fertilità sarebbero direttamente imputabili a questo implacabile killer post-Duemila. I grandi della Terra litigano sulle quantità di emissioni di gas da emettere nell’aria, mettendo in pericolo il protocollo di Kyoto del 1997 (ratificato nel 2005 da 141 Paesi, di cui 39 industrializzati) e gli Accordi di Parigi del 2015 dai quali l’America di Trump aveva già preso le distanze.
Altro che inizio di un’era di energia pulita senza carbonio. Qui siamo alle strette: la scienza lancia gli allarmi e la politica nicchia. Mentre la nostra salute se ne va a farsi benedire.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Stilla al post del Direttore Elio Pariota “Smog, Killer post-Duemila. Immagine: ciminiere fumanti. Caro Direttore, è scritto nell’adam – per l’infinita differenza qualitativa tra Creatore e creatura – la possibilità di farsi del male, fin dalla sua prima genesi. La sciagurata previsione del “disagio della civiltà”, preconizzata da Platone, teorizzata da Rousseau ed illustrata da Freud, è fondata sul principio ultroneo – sempre neomoderno – del “progresso ad infinitum” che sfida costantemente ed impunemente i limiti insuperabili di un’esistenza sospesa tra aspirazioni e limiti, tra forza e ragione. L’”incidente del futuro”, - se si vuole, la “zampa della storia” ovvero le “dure repliche” hegeliane del progresso -, nello spaccato epocale glocale avvolgente, è connesso con il famigerato e terribile “Smog Killer” del terzo millennio, come attesta ora l’OMS. Nell’orizzonte politico mondiale non appare vivida speranza, se non scetticismo nero, considerato che sia il Protocollo di Tokyo del 1997 sia gli Accordi di Parigi del 2015 sono puntualmente elusi dalle grandi Potenze del Globo; perfino gli appelli del Grande Altro Digitale – gli appelli in web – cadono nel vuoto. Non v’è prospettiva endomondana per gli uomini: si può sperare solo in una scossa del Signore della storia. Ahi, misera paideia, dove sei finita?

    18 May 2019 17:41
  • Foto di Vincenzo Merlino

    Vincenzo Merlino dice:

    Il consueto e intelligente post del Direttore mi riporta alla mente due temi importanti come l'economia e l'ambiente (inteso come "ecologia"), che ho avuto la fortuna di approfondire (l'economia grazie alla Pegaso con il corso di laurea triennale che sto per concludere; l'ambiente grazie alla mia azienda che mi ha dato modo di studiarlo e di approfondirlo durante le mie attività lavorative) e che, come sappiamo, in linea di principio e secondo i nuovi orientamenti prospettici dovrebbero collimare verso l'obiettivo comune della cd. Economia Circolare. Ma l'attuale società e il suo modello di sviluppo industriale sono davvero pronti e determinati per un cambio di passo, o la strada intrapresa agli albori della prima rivoluzione industriale, e proseguita con la seconda fino ai giorni d'oggi, è attualmente l'unica idonea a garantire crescita economica, ma con evidenti e acclarati (anche medico-scientifici) compressioni di altri diritti primari come quello del diritto alla salute? Stiamo riflettendo giustamente sullo smog-killer e allargando la visione ambientale ad es. sull'annosa questione della gestione dei rifiuti, possiamo renderci conto, anche in questo caso, come la politica faccia sovente buoni propositi, non accompagnati però nel prosieguo da decisioni virtuose e risolutive dei problemi di tutela ambientale. Un esempio? Le pregevoli direttive comunitarie "rifiuti-Circular Economy" recentemente approvate imperniate su una rinnovata filosofia e che raccolgono una sfida epocale verso un cambiamento articolato e complesso in materia di rifiuti ed Economia Circolare: - se non c'è economia circolare non c'è green economy: sostenibile/durevole (coinvolge benessere, consumi ragionevoli e ragionati, resilienza verde, …); - più riciclaggio, meno smaltimento in discarica dei rifiuti; - responsabilità estesa del produttore (o EPR Extended Producer Responsibility) come una strategia di protezione ambientale dove la responsabilità del produttore è estesa anche alla fase post-consumer, ovvero all'intero ciclo di vita del prodotto (faccio un manufatto e ad es. prevedo componenti/ricambi sostenibili e facili da reperire nel mercato); - coperture finanziarie ad hoc pensate per gli operatori delle green industries, con contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato; - contrasto allo spreco alimentare (ad es. in Italia vanno a finire nel secchio della “spazzatura” la media di 90 kg/anno di cibo per famiglia); - dagli inizi del 1900 la popolazione mondiale è cresciuta di 4.5 volte ed è aumentata contestualmente di 12 volte la richiesta di risorse ambientali (forse stiamo chiedendo troppo alla “terra” ?!); - obblighi più stringenti per la raccolta differenziata dei rifiuti (ad es. per l’organico); - “spinta” sulla rigenerazione di oli usati; - previsto un unico metodo di calcolo/indicatore per i rifiuti riciclati al fine di un confronto oggettivo tra i vari Paesi membri dell’UE; - sburocratizzazione disciplina “end of waste” e sottoprodotti; - il rifiuto non deve essere considerato un problema, ma il riferimento della competitività del sistema, in quanto viene re-immesso nella filiera economica sotto forma di nuova risorsa; dalla Economia lineare (produzione, consumo, smaltimento) incentrata prevalentemente sulla vendita di prodotti ad un prezzo superiore a quello tecnico di produzione (cash-flow, elevato margine di profitto imprenditoriale), ma comunque venduti a prezzi bassi per acquisire le maggiori quote di mercato possibili, alla Economia circolare (prodotti più durevoli, con facilità di reperimento di pezzi di ricambio e con servizi annessi) in grado di potersi rigenerare da sola attraverso flussi di materiali reintegrati e rivalorizzati in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro. La strategia non manca, forse è ora di agire (finalmente). Scusate se mi sono dilungato, grazie dell'attenzione e buona domenica. VM

    19 May 2019 10:31
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Il fiume più inquinato del mondo è il Citarum, una distesa di plastica, immondizia, liquami e scarichi industriali. Siamo sull’isola di Giava, Indonesia, e le condizioni igieniche della principale fonte di acqua dolce di Giacarta sono la causa di 50 mila morti ogni anno, oltre alle altre forme di vita marina e terrestre. La pulizia del fiume è stata più volte inefficace, nonostante lo stanziamento nel tempo di diversi milioni di dollari e decine di campagne ecologiste; l'Istituto di tecnologia di Bandung alla ricerca di una soluzione concreta e definitiva del problema, sostiene che la causa dell’inquinamento è principalmente culturale. Balcani, Bosnia Erzegovina; la contaminazione dei fiumi ha raggiunto livelli mortali che provocano malattie nella popolazione a contatto con i corsi d’acqua, moria di specie ittiche, inquinamento delle piantagioni e bacini idrici a rischio ecologico. Il Primo Ministro Denis Zvizdić ha commentato la cosa con un’innocenza disarmante: “siamo un Paese che si sta riprendendo dalla guerra civile e che sta ricostruendo le proprie infrastrutture e il proprio tessuto sociale; l’ecologia è un lusso che non ci possiamo permettere”. Il motivo è economico. Italia, Campania, fiume Sarno. Il dramma dell’inquinamento del fiume più inquinato d’Europa, e del conseguente dissesto ambientale e idrogeologico che ha interessato tutta la zona circostante, si consuma lentamente ma inesorabilmente a partire dagli anni 60 e 70. Le gravi conseguenze spaziano dal considerevole danno economico al forte incremento dell’incidenza di malattie allergiche e di patologie tumorali. La politica chiosa, finge iniziative, ma non fa nulla. A causare il profondo degrado del territorio sono soprattutto gli scarichi industriali provenienti dalle aziende private conciarie e agroalimentari e gli scarichi urbani non depurati; su tutto, la mano della criminalità. Insomma, prendendo i fiumi come esempio, pare che l’inquinamento ambientale non abbia confini e anzi, sia figlio di una pluralità di motivazioni, alcune caratteristiche del territorio, altre comuni a più Paesi.. La motivazione che invece è universale per tutti i Paesi è l’animo umano. Cosa fare? Non ho risposte; si può solo andare avanti e sperare che gli sforzi di pochi vincano sulle brutture di molti, per il bene di tutti.

    19 May 2019 23:16

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