L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Migranti climatici, democrazie a rischio"

Ieri la Francia ha battuto il suo record storico di temperatura: 44,3 gradi. Ma tutta l’Europa è bollente, col termometro che schizza dai 38 ai 42. Philip Alston, esperto di diritto internazionale e relatore speciale per le Nazioni Unite sulla povertà estrema, in suo Rapporto ha inchiodato le istituzioni mondiali alle loro responsabilità: l’indolenza nell’agire manifestata negli ultimi decenni ci sta conducendo dritti al baratro. Chi si salverà dai disastri climatici, dalla crisi alimentare legata alla siccità, dalle malattie e dai conflitti che esploderanno? Certamente i ricchi avranno più chances di cavarsela, ma lo scenario da qui ad appena qualche decennio è da brivido: entro il 2030 avremo oltre 120 milioni di nuovi poveri. Di più. Entro il 2050 circa 140 milioni di persone tra Africa sub-sahariana, Asia meridionale e Sud America potrebbero migrare a causa del global warming. Una fetta di umanità - privata dei fondamentali diritti alla salute e alla sicurezza alimentare - busserà alle nostre porte e metterà a rischio la tenuta delle sempre più fragili democrazie. Una bomba demografica che non potrà mai essere arginata. Da nessuna politica e da nessun muro.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    28 giugno 2019. Goccia al post del Direttore Elio Pariota “Migranti climatici, democrazie a rischio”. Immagine: migranti in cammino. Caro Direttore, il panorama inquietante presentato dal Rapporto di Philip Alston è politicamente corretto e mondanamente legittimato perché risponde alla stimmung pervasiva del processo di globalizzazione avvolgente ed impetuoso in atto che annienta persino i perversi sovranismi e i populismi deflattivi. Le democrazie evolute, negli abituali ed inani consessi annuali, non hanno saputo applicare né il “principio di responsabilità” jonasiano né ilgrande Kerigma cristiano. L’iperbolico pericolo babiloneo che insedia il globo non è stato percepito dai responsabili della politiche mondiali quale possibile meticciato universale. Non una fetta dell’orbe terraqueo, ma l’intera umanità è a rischio di apocalisse cosmica. Per il credente c’è l’inascoltato Signore della storia che trasformerà tutto in “terra nuova e cieli nuovi”.

    28 Jun 2019 19:14
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Il legame tra cambiamenti climatici e migrazioni di massa potrebbe apparire poco diretto e intuitivo, tuttavia non è così; non basta la guerra, adesso si scappa anche dal clima e temo proprio che alla fine, come chiude il Prof. Piscopo nel suo commento, l’inascoltato Signore della storia trasformerà tutto in “terra nuova e cieli nuovi”. È vero che si moltiplicano i migranti costretti a spostarsi a causa dell’aumento delle temperature; ho letto recentemente – come pure sostenuto da Philip Alston richiamato nel Suo post, Direttore - che secondo l’IPCC, l’ente scientifico di supporto alla Conferenza sul cambiamento climatico, entro il 2050 saranno oltre 200 milioni e questi spostamenti peseranno ancora di più su aree già compromesse erodendo le risorse e innescando un circolo vizioso cui di fatto assistiamo già oggi. Pensiamo - uno fra tanti - al Corno d’Africa e alla fascia saheliana dove le risorse sono una questione essenziale e dove una combinazione di conflitti e perdita di mezzi di sussistenza dovuta a una diminuzione delle terre produttive e bestiame continua a causare lo sfollamento. E l’immigrazione causata dal clima aumenterà a sua volta le possibilità di conflitto. Eppure secondo autorevoli relatori alle Nazioni Unite, ci sarebbe una speranza: con azioni coraggiose e globali per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, queste cifre potrebbero ridursi dell’80% ma queste azioni coraggiose da chi dovrebbero arrivare se i leader mondiali sembrano ignorare deliberatamente la questione del cambiamento climatico? Per non parlare poi degli Stati Uniti. È di questi giorni il summit dei Paesi del G20 a Osaka che hanno raggiunto un nuovo accordo sulle questioni climatiche, ma che ancora una volta ha visto gli Stati Uniti sfilarsi ribadendo il loro "no" a un'intesa sul clima, come già accaduto al G20 di Buenos Aires. E per rimanere in America, se non fosse drammatico per il suo significato, sarebbe da sbellicarsi dalle risate l’episodio degli 11 senatori ricercati dalla polizia nel Midwest, in fuga per non farsi trovare e far saltare con la loro assenza una legge ambientalista avversata da industriali e agricoltori… I, già ribattezzati, Oregon’s Eleven. Se gli allarmi degli scienziati e gli appelli delle Nazioni Unite rimangono inascoltati dai decisori politici, come si tuteleranno i diritti di chi è costretto a migrare per ragioni climatiche? Probabilmente non si tuteleranno. E tutti noi ne subiremo in un modo o nell’altro le conseguenze.

    30 Jun 2019 17:10

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