L'editoriale del direttore Elio Pariota:"L'ultimo del ghetto"

Lello Di Segni, l’ultimo sopravvissuto al rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, è volato via l’altra notte. Avrebbe compiuto 92 anni. Se ne è andato con il suo tragico carico di ricordi: da quel “sabato nero” - quando venne arrestato dai nazisti insieme ad altre 1259 persone (di cui 207 bambini) e deportato nel campo di Auschwitz-Birkenau in Polonia – sino alle atrocità delle camere a gas e dei forni crematori. Da quella retata ne rientrarono meno di una ventina. La sua morte chiude idealmente una delle pagine più inquietanti di quegli anni. Ma non farà calare il sipario sulla verità storica. Spetta a tutti noi raccontare ai giovani come andarono le cose. Spetta a tutti noi spiegare loro il ripiegamento da ogni forma di umanità durante l’Olocausto. Teniamo alta la guardia e la memoria. Affinché gli orrori del recente passato non tornino a bussare prepotentemente alle nostre porte.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Risposta alla nota del Direttore Elio Pariota a “L’ultimo del ghetto” Caro Direttore, l’insania, presente nel vetusto adam, riemerge prepotente, violenta e nefasta nell’uomo apparentemente civilizzato, ma permanentemente sospeso nei limiti angtropici insuperabili di una progettualità tra forza cieca e ragione lucida, come ci ha insegnato Gianbattista Vico. Siamo sempre esposti alle dure repliche Hegeliane se non sappiamo fare tesoro del kerigma evangelico da trasferire in un sodo disegno paidetico per le nuove generazioni.

    27 Oct 2018 15:32
  • Foto di Giovanni Laruffa

    Giovanni Laruffa dice:

    È triste veder "partire" i testimoni di quei drammatici accadimenti. Finché ci sono stati erano una memoria diretta e nonostante le loro testimonianze qualcuno, tanti veramente, hanno agitato la teoria del negazionismo. Oggi più che mai sarà necessario raccogliere la sollecitazione del direttore. Non sarà facile, viste le tendenze nazionalista che stanno crescendo nel Paese e fuori di Esso. Spetta a ognuno di noi, per impedire che atti simili possano ripetersi, far conoscere alle nuove generazioni i fatti storici.

    27 Oct 2018 16:15
  • Foto di Immacolata Pollice

    Immacolata Pollice dice:

    Spiace. Sicuramente adesso, in pace. Nonostante le testimonianze, e, la "relativa" conoscenza della Storia, è sempre l'uomo il limite di se stesso. Non impara nulla. Mala tempora currunt.

    27 Oct 2018 19:35
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    La memoria storica è il dovere che ha ogni coscienza di capire e di non commettere gli stessi errori. Teoricamente. Non dobbiamo dimenticare infatti che la politica del genocidio non è iniziata né terminata con la seconda guerra mondiale. Il noto genocidio dei nativi americani, passando dal meno noto genocidio degli aborigeni Tasmaniani ad opera degli inglesi - considerato il primo genocidio “moderno” - fino ad arrivare a quelli più recenti, gli armeni le vittime dei gulag, le pulizie etniche in Jugoslavia e Ruanda e i curdi perseguitati da Hussein, ne sono alcuni drammatici esempi. Scriveva Primo Levi, "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate. Anche le nostre". E a tal proposito riporto un esempio forse comico, forse preoccupante, di quanto sia facile non ricordare anche cose che diamo per assodate. Qualche anno fa nella trasmissione "l’Eredità” a 4 concorrenti venne posto il quesito “quando è stato nominato cancelliere Hitler?” Le opzioni erano 1933, 1948, 1964, 1979. Dovrebbe essere noto a chiunque, anche da basilari nozioni scolastiche, che la seconda guerra mondiale finì nel 1945 e che Hitler venne ucciso al termine della stessa, quindi, la risposta ovvia era 1933. Invece a quanto pare, l’ovvio non era così ovvio, visto che i concorrenti risposero rispettivamente 1948, 1964, 1979, fino ad arrivare all'ultima concorrente che, naturalmente diede la risposta esatta, ma considerato che era anche l’ultima opzione rimasta sorge spontaneo chiedersi se la sapesse davvero. O ancora, e non per accanimento, sempre nella stessa trasmissione, un altro concorrente alla domanda “Giorno di festa per gli ebrei?” rispose “Shoah”. Incredibile? E invece no. Quello che cerco di dire, al di là del lato quasi tragi-comico, grottesco e anche imbarazzante della situazione, è: possibile che concorrenti relativamente giovani non sapessero davvero cose così importanti e recenti? Non possiamo rischiare di perdere la memoria dell’Olocausto, soprattutto quando i sopravvissuti non ci saranno più. La nostra generazione e soprattutto quelle future rischiano, sottovalutandone l’importanza, di perdere questa memoria. Ed ecco la vera importanza della memoria: il motivo che porta l’uomo ad interrogarsi e mettere in discussione il suo passato cercando da questo di trarre la giusta via per un agire futuro.

    28 Oct 2018 10:23

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