L'editoriale del Direttore Elio Pariota:"La laurea e il lavoro che cambia"

Nei prossimi 5 anni 6 occupati su 10 dovranno avere la laurea o il diploma per entrare nel mercato del lavoro. Inoltre saranno necessari tra i 3 e i 3,2 milioni di nuovi occupati - di cui l’80% è il naturale turnover - per soddisfare le esigenze produttive delle imprese e della pubblica amministrazione. Lo certifica il Report Excelsior di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali 2019-2023.
Le lauree più gettonate? Spazieranno dal settore medico-sanitario a quello economico-giuridico e ingegneristico. Livelli di studio più alti costituiscono requisito minimo per far carriera. Ovvio. Meno scontata, invece, è la prontezza con la quale il sistema formativo italiano riuscirà a coprire la domanda delle imprese in tema di trasformazione digitale, robotica, education, cultura, ecosostenibilità, salute e benessere. Per non dire del gap linguistico (conoscenza dell’inglese in primis) vero fardello di noi italiani. C’è da rimboccarsi le maniche e fare tutto in fretta e bene. Il cambiamento imperversa e i nostri giovani diventano sempre meno giovani.

Commenti

  • Foto di Emanuela Grippo

    Emanuela Grippo dice:

    Gentile redazione. Il lavoro e' sacrosanto e mobilita L' uomo . Il lavoro deve umanizzare , valorizzare, includere e superare le differenze e garantire una vita dignitosa a tutti . Il maestro dovrebbe essere propenso a trasmettere la propria esperienza ; cultura; sapienza , formazione con gratuita generosità in assoluta fiducia e dialogo per una crescita insieme in qualsiasi ambito o settore; abbattendo i muri dell ' interesse personale ; dell esercizio della ripetitivita'; del potere; della cupidigia, della brama e della corruzione. Linearita' , coerenza; apertura verso il mercato del lavoro ; apertura verso L uomo con apertura di mente e cuore senza calpestare i diritti umani in piena solidarietà senza pregiudizi. Un mondo del lavoro, illuminato e illuminante e' il sogno di ognuno di noi. Grazie Emanuela Grippo

    30 Nov 2019 12:23
  • Foto di antonio annunziata

    antonio annunziata dice:

    Buonasera direttore, e' scontato dire "sono d'accordo con lei".Il problema ITALIA/LAVORO e' da ricercarsi fin dalla scuola dell'obbligo mi spiego: Secondo il mio parere la scuola dell'obbligo (scuola media) dovrebbe durare 5 anni dove negli ultimi 2 l'alunno dovrebbe orientarsi se continuare nello studio oppure lasciare per inserirsi man man con l'aiuto della scuola nel mondo del lavoro. Cosi il ns.BEL PAESE avrebbe istruiti :falegnami,ciabattini,muratori,meccanici,idraulici ecc.ecc….Mentre i ragazzi che vogliono studiare dovrebbero in base alle loro capacita' intellettive indirizzati verso istituti/licei a loro consoni, facendo cio' si ottiene il monitoraggio del sistema scuola in ITALIA e le universita' sfornerebbero persone preparate da inserire nel mondo del lavoro . E' talmente semplice. Le pare? grazie antonio annunziata nei 2 anni

    30 Nov 2019 18:17
  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    30 novembre 2019. Stilla al post del Direttore Pariota “La laurea e il lavoro che cambia”. Immagine: università e direzioni di competenze. Caro Direttore, le proiezioni dei tre istituti da te citati sui fabbisogni occupazionali 2019-2023 possono risultare un abbaglio prospettico di miope stima, se si dovessero limitare ai soli quattro settori quali il sanitario, l’economico, il giuridico e l’ingegneristico. Mancano, di certo, altre macroaree come l’alimentare, il turismo, lo sport, i beni ambientali, il patrimonio culturale, il tesoro musicale e coreutico, la cucina nostrana, l’informatica, il management et coetera. I nostri atenei non sanno offrire conoscenze alte, competenze elevate, peculiarità specifiche, da assicurare col supporto dell’alternanza studio/lavoro, perché questi due ambiti sono chiusi parossisticamente in se stessi, custodi gelosi delle proprie padronanze – diremmo autistici – impenetrabili e rifiutano ogni feconda ibridazione, ogni fattivo interscambio e non sanno esprimere richieste concrete politicamente sostenibili da proporre ai responsabili delle politiche occupazionali. Sono necessari studi di settore, anche regionali, al fine di individuare i profili professionali adatti al nostro territorio, per assicurare lavoro a tutti i giovani per i quali sono fallimentari le stantie politiche astratte elaborate nel chiuso di gabinetti ministeriali autoreferenziali. Una Paideia seria e soda teoricamente dispregia sprechi di tempo, di energie giovani e di risorse economiche.

    30 Nov 2019 19:41
  • Foto di Emanuele

    Emanuele dice:

    Oggi viviamo in una società meccanizzazione, nella quale quale certi mestieri stanno lentamente scomparendo. Si pensi al sarto, all'orologio, al calzolaio, ecc. In questi casi la Repubblica dovrebbe tutelare detti mestieri artigianali prevedendo specifici diplomi che rivitalizzino le attività de qua. Per quanto concerne le professioni e i lavori con le lauree tradizionali, secondo me dovrebbero essere innovare nei piani di studio con nuove materie che tengano conto della globalizzazione, del clima, dell'ecosistema, ecc. Il tutto tutelando l'uomo e l'ambiente circostante.

    30 Nov 2019 23:18
  • Foto di Vincenzo Merlino

    Vincenzo Merlino dice:

    Va bene l'istruzione scolastica, fondamentale direi, ma credo anche sia giusto riflettere sul concetto e le opportunità sociali/lavorative/culturali del "lifelong learning", in un mondo sempre più complesso, interconnesso e quindi globale. Buona settimana a tutti. VM

    01 Dec 2019 15:26
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Direttore, il Report Excelsior fotografa con scientifica lungimiranza lo scenario occupazione cui i nostri giovani andranno incontro nel prossimo futuro ma, al di là del deficit formativo che lei opportunamente sottolinea in quei campi di nuova evidenza - l’ecosostenibilità, uno per tutti - l’emergenza a mio parere è duplice e ulteriore. Pur confidando che il nostro sistema formativo riesca a reggere il passo coi tempi, il Paese dovrebbe poi essere in grado di assorbire e mantenere tutte queste nuove professionalità al suo interno, altrimenti, non c’è previsione che tenga se poi - ricordo come Lei abbia già toccato l’argomento in un Suo precedente editoriale - questi ragazzi sono costretti a spendere le loro conoscenze (e con esse l’investimento economico speso per la loro formazione) all'estero. E questa è una sfida annosa e ben più grande. Nel dubbio, i giovani si stanno già dotando gli strumenti necessari, primo fra tutti, la lingua.

    01 Dec 2019 17:45

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