L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Il maestro Jean, morto suicida"

Jean, maestro elementare in un piccolo comune alla periferia di Parigi, si è impiccato a un albero della foresta di Montmorency. Non ha retto a quell’accusa di «violenze aggravate su minore» presentata al commissariato da una madre di un bimbo di sei anni a cui il maestro aveva chiesto di spostarsi giacché impediva il transito ai compagni (lo spostamento aveva provocato incidentalmente un graffio alla schiena del piccolo); a quella pioggia di insulti sui social che lo ha sfinito psicologicamente; a quelle telefonate di altri genitori inferociti. E non importa che si trattasse di un insegnante esperto, calmo, per nulla severo; e neppure importa il tono irrispettoso del piccolo allievo nei confronti del suo maestro.  Jean non ha retto ad una vicenda grottesca e dalle conseguenze drammatiche, lasciando ad una lettera il proprio sconforto. Nelle scuole di Francia si è osservato un minuto di silenzio. Un brutto colpo per l’école républicaine, dove gli insegnanti da tempo lamentano le tracotanze di allievi e genitori. Un depotenziamento molto rischioso per il sistema educativo. E che non appartiene solo ai nostri cugini d’Oltralpe.

Commenti

  • Foto di Biagio Giliberti

    Biagio Giliberti dice:

    Grazie direttore per aver saputo racchiudere, in poche parole tanta sensibilità, i riflessi umani e sociali di una vicenda drammatica.

    30 Mar 2019 12:31
  • Foto di Emanuela Grippo

    Emanuela Grippo dice:

    Se ci si impicca per calunnia e omertà. Mi spiegate in che direzione andrà il mondo? Beh! Nella monnezza, no?non avrà possibilità di salvarsi.Emanuela Grippo

    30 Mar 2019 16:15
  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Post alla nota del Direttore Elio Pariota “Il maestro Jean, morto suicida”. Caro Direttore, questo post abbisogna di delicata attenzione da parte di tutti. La tracotanza compulsiva, che sostiene la primigenia recondita superbia del vetusto “adam”, è insita in ogni vivente umano, fin dal suo essere incarnato; da essa derivano sovranismi differenziati, insubordinazioni ossessive, nocivi e pervasivi nazionalismi coevi, individualismi ciechi, egotismi abietti, sordide ed insane pulsioni e quanti altri “ismi” ripugnanti, abominevoli e turpi dell’enigmatico “pathos” dell’uomo. L’educazione – e la connessa scuola pubblica- è legittimata dall’esigenza di correggere il primitivo “adam”, per trasformarlo, tramite l’esercizio delle virtù, in “adamo”, ossia fargli acquisire quell’”o” mancante che è, in estrema sintesi, il “fronesimon”. L’umana edificazione non è un processo breve: dura tutta la vita, pieppiù oggi con il web e la globalizzazione avvolgente. E’ di ostacolo a tale difficile percorso la mancanza di umiltà e di obbedienza, due virtù troppo spesso neglette oggi. L’avevano compreso, invece, i Rinascimentali italiani che adottavano costantemente il principio “natura non nisi parendo vincitur”, non solo nella ricerca scientifica, ma anche nella vita ordinaria. La gerarchizzazione, nella discontinuità ontologica dell’umano complesso, è la regola che regge l’intero universo. Gli scienziati pretti insegnano che il cosmo è disciplinato dalla gerarchizzazione del tutto. Il guaio è che noi, anche dopo le dure ed amare hegeliane “repliche della storia” non abbiamo imparato la lezione. In concreto, occorrerebbe stipulare formalmente un “contratto” esplicito - clausole stringenti comprese – con gli stakeholders (genitori e tutori degli scolari), veri e reali titolari del diritto all’istruzione e all'educazione della prole. La cura, “care” di don Lorenzo Milani, non abita più tra le pareti delle aule scolastiche. Ahi me! Povera e sola vai, o mia Paideia!

    30 Mar 2019 20:14
  • Foto di Fransiska Umbul Hamu Syura

    Fransiska Umbul Hamu Syura dice:

    Gentile direttore, Grazie infinite per avermi condiviso questa drammatica notizia. Certo che la situazione scolastica oggi in generale è da piangere.... Questo in qualche modo è il risultato di una mancanza di sensibilità e la collaborazione tra scuola, insegnanti e famiglie... Tutto ciò che gli insegnanti trasmettono per il bene degli alunni non può produrre un ottimo frutto se la famiglia non è in sintonia con la scuola e con gli insegnanti ... Come da un albero cattivo produce dei frutti cattivi, così da una famiglia malata genera una generazione malata... Se agli alunni oggi manca il rispetto doveroso agli insegnanti che da parte nostra( nel paese dove provengo) un insegnante è al di sopra di noi e ogni sua parola è oro... è perché I genitori stessi non sanno come Educare al bene e al rispetto dell'altro e in questo caso degli insegnanti i propri figli... Con ciò ritengo che... La morte di maestro Jean deve essere un campanello che risuonera' sempre ed ovunque per scuotere le coscienze di ogni esseri umani alla sensibilità, al rispetto e alla pace.... Concludo dicendo "ogni sacrificio e ogni sapere che è la ricchezza offerta dagli insegnanti al proprio alunno non può essere pagata con lo stipendio e neanche può essere restituita.... L'unica cosa che si possa dare a questi eroi è il rispetto.... E ancora... I soldi del stipendio ricevuto mensilmente finiscono tra oggi e domani... Non resteranno in eterno... Ma il sapere che l'alunno ha attinto da un maestro o un insegnante.... Rimane e nessuno lo potrà rubare e portarla via.... Spero che questa mia riflessione sia di aiuto per riconquistare la sensibilità e il rispetto reciproco. Cordialmente Sr. Fransiska

    30 Mar 2019 20:49
  • Foto di Luca bergese

    Luca bergese dice:

    Esseri forse umani. Abbiamo l'incapacità di trovare un equilibrio su tutto e la caratteristica di essere fanatici in tutto. Se ci danno una macchina dobbiamo per forza andare a 200 l'ora, sempre agli estremi in tutto. È, di questo, qualcuno ne approfitta per far soldi. Ma io, direttore, mi chiedo:"dov'è il senso del gusto a denunciare ed a veder rovinato qualcuno?" la convizione di essere migliore? Il gusto della vendetta? Non so direttore, ma se la mamma del bambino avesse potuto pensare che quel maestro avrebbe potuto essere suo padre, ci sarebbe andata con i piedi di piombo? Nemmeno questo so, direttore, quello che so è che non so più nulla a parte chiedermi da dove arriva questa rabbia sociale. Non abbiamo avuto tutto quel che volevamo dal dopoguerra? Perché non siamo in pace e soddisfatti allora? La risposta sta, come detto da millenni, dentro di noi, dentro di noi abbiamo tutto, tutte le qualità che abbiamo cercato e creduto di trovare nel benessere e nel materialismo che altro non sono che illusioni. No lo dico io, ma la realtà che vediamo ogni giorno

    31 Mar 2019 14:18
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    L’episodio del bambino è solo l’ultimo di un interminabile e vergognoso elenco che anche in Italia ha avuto i suoi “momenti d’eccellenza” – ricordiamo verso i professori episodi di lanci di sedie, insulti, aggressioni più o meno verbali sotto la minaccia di bastoni, compassi o caschi da moto - e su questi si potrebbe discutere per ore ed ore di società, scuola, educazione, famiglie, tempi ecc. .. ecc.. tutto giusto, tutto condivisibile, a partire dalle osservazioni che leggo nei commenti precedenti. Ma vorrei provare ad suggerire un’ulteriore chiave di lettura del post del Direttore. Jean Willot si è impiccato all’imbocco di un procedimento di cui probabilmente intuiva l’esito, stante che la linea del ministero francese è “pas de vagues”: invitare gli insegnanti a darla sempre vinta agli alunni per evitare un’ondata di tensioni con le famiglie. Jean Willot si è sentito solo, abbandonato dai suoi stessi colleghi che pure vivono tutti i giorni la sua stessa realtà; in 3 si sono presentati al suo funerale. In 3. Il suo è stato il tracollo di un uomo, un brav’uomo, e un bravo insegnante. I miei genitori, mi avrebbero dato anche il resto, dopo averlo ringraziato, ed io non mi sarei permesso mai più. In Francia, come in Italia e nel resto d'Europa, l'alleanza genitori-figli sta stritolando le possibilità educative del sistema scolastico che è solo un altro tassello del degrado morale educativo e sociale - e qualcuno non me ne voglia, genetico - nel quale stiamo sprofondando.

    31 Mar 2019 17:08
  • Foto di massimo oliverio

    massimo oliverio dice:

    carissimo direttore, viviamo un tempo in cui i social hanno sostituito i rapporti umani che, ridotti drasticamente, vivono solo nei loro eccessi. L'episodio da Lei segnalato altri non è che uno degli innumerevoli che testimoniano il ribaltamento del buon senso e della misura. Non comprendo perchè non si voglia prendere definitivamente atto che i genitori (in quanto educatori primi e più importanti) non esistono quasi più, trasformatisi in "amici". il problema -anche nel fatto in esame- non è il bambino ma i genitori e le condanne mediatiche che anticipano senza alcuna verifica o approfondimento verdetti semplicistici e destituiti di quasivoglia prova a sostegno. Certo il suicidio dell'insegnante spiega solo in parte il gesto, denotando una possibile preesistente fragilità messa a dura prova dalle accuse. Soluzioni? pur possibili non credo affatto si attueranno.

    01 Apr 2019 10:40

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