L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Giustizia ad orologeria"

Edmund Zagorski, 63enne condannato a morte in Tennessee per duplice omicidio, ha scelto di morire sulla sedia elettrica anziché con l’iniezione letale. Per i suoi avvocati sarebbe stata altrimenti una fine troppo dolorosa, un orrore assoluto. E così “giustizia” è stata fatta. Il boia ha spedito a miglior vita un assassino ben 35 anni dopo aver commesso il reato. Proprio così, dal lontano 1983 quando Zagorski fece fuori due uomini per derubarli. Qui non si tratta di entrare nel merito dell’atavica querelle tra favorevoli e contrari alla pena capitale. E neppure di disquisire sulle modalità teoriche e pratiche con le quali uno Stato di diritto dovrebbe esercitare la propria funzione rieducativa del condannato. No, la considerazione è molto più modesta e banale: qual è la logica di protrarre l’esecuzione per decenni? Se si è assassini si applichino immediatamente le pene previste; se non lo si è, si liberino immediatamente i sospettati. 35 anni sono una vita. Una giustizia ad orologeria è più inspiegabile e crudele del male che si era prefissa di estirpare.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Risposta alla nota del Direttore Elio Pariota “Giustizia ad orologeria” Immagine: Due mani aggrappate alle sbarre. Caro Direttore, così va la vita di questo mondo senza un’idea regolativa di umanità almeno condivisa. I dispositivi dell’umana amministrazione della cosiddetta giustizia sono costruiti a misura delle leggi che gli umani si danno. Tali congegni sono puntualmente la sconfitta dell’idea endomondana di salvezza e di tutela della più vasta comunità e sono il prodotto spurio della millenaria engrammazione dell’adam nell’uomo. L’annuncio folle della morte di Dio segna la sconfitta di ogni idea salvifica fondata sul perdono e sulla riabilitazione del reo, con il rischio concreto di regressione a stadi beluini ed oscurantisti. Anche per i responsabili della giurisprudenza ordinaria necessita una paideia solida centrata sulla fronesis.

    03 Nov 2018 15:02
  • Foto di Immacolata Pollice

    Immacolata Pollice dice:

    "qual è la logica di protrarre l’esecuzione per decenni?" E' la domanda che pone il Direttore. E non è banale; a mio avviso si individua comunque il limite di una società, che, pur contemplando nel suo ordinamento giuridico la pena di morte, ha quanto meno forti perplessità nei riguardi della stessa. Negli States il Tennessee insieme ad altri 36 stati prevede ancora la pena di morte mentre 13 stati + Washington D.C. l'hanno abolita. Che dire..... è ancora una federazione di Stati "giovane".

    03 Nov 2018 16:01
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    La questione effettivamente non è pena di morte sì, pena di morte no, ma neppure si deve pensare che tenere una persona in galera per 35 anni nell'incertezza della propria sorte sia un atto intenzionale e quindi esecrabile. 35 anni purtroppo sono il risultato di corsi e ricorsi in più gradi del sistema giudiziario americano; piuttosto la domanda sarebbe, dopo 35 anni quell'uomo è ancora la stessa persona che ha commesso il delitto? Se la risposta è no, ci sono ancora i presupposti che hanno determinato quel tipo di pena o questa può essere trasformata in qualcos'altro?

    11 Nov 2018 17:44

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