L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Farmaci generici, questione di brand"

Un miliardo e duecento milioni di euro. È quanto gli italiani spendono in più ogni anno per avere in casa un farmaco conosciuto in luogo di uno equivalente (ma non pubblicizzato). Proprio così. In questa riluttanza ai generici siamo i primi in Europa. Le belle parole sul fatto che si tratti di farmaci in tutto e per tutto identici a quelli sostenuti da lauti budget promozionali servono a nulla. Testardi come muli fingiamo di non capire che l’abitudine è più forte del raziocinio. Acquistiamo ciò che è noto in quanto percepito come più sicuro per la nostra salute. Questione di marca, di “brand”. L’aspetto curioso è che la diffidenza nei confronti dei farmaci generici si concentra maggiormente nelle regioni del Sud, tradizionalmente in difficoltà economiche rispetto alle aree ricche della Penisola. Un paradosso che mette in evidenza asimmetrie informative e comportamenti disomogenei a livello nazionale. Finendo per scavare un ulteriore fossato tra le due Italie.

Commenti

  • Foto di Mauro Minelli

    Mauro Minelli dice:

    Caro Direttore, nel complimentarmi con Te per l'interessante stimolo che settimanalmente ci offri, intervengo sull'argomento di questa settimana per segnalare un interessante lavoro pubblicato nel 2013 e condotto su bambini affetti da ipotiroidismo congenito. In quella ricerca si evidenzia come questi piccoli pazienti rispondessero assai poco al generico, a fronte di un buon controllo della disfunzionalità tiroidea garantito dal farmaco brend. Molte e diverse possono essere le cause di una sostanziale differenza tra due prodotti uguali solo nella proposta del principio attivo, ma diversi (e talvolta non poco) sui princìpi della "bioequivalenza" e sulla qualità/quantità degli eccipienti, ovvero di quelle sostanze componenti il farmaco nel suo insieme e utili (anzi indispensabili) al suo trasporto nell'organismo. Penserei, pertanto, di ritenere non perfettamente "equivalenti" prodotti diversi pur accomunati dalla presenza predominante di un analogo principio farmacologico... e non soltanto per problemi "psicosomatici".

    27 Jul 2019 12:08
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    È vero. Io rientro perfettamente nella categoria di chi, pur consapevole dell'equivalenza di un farmaco generico, preferisce l'acquisto di uno "a marchio". Non c'è raziocinio lo so, forse perché quando si tratta di qualcosa che riguarda la salute, una voce in più sembra quasi rassicurarti sulla bontà del prodotto cosa che, volendo, spiegherebbe anche perché in zone demograficamente meno ricche, si preferisca sempre l'acquisto del prodotto più costoso. Accolgo pertanto quasi con gratitudine l'autorevole testimonianza del Prof. Minelli che, quando sostiene che due prodotti uguali nella sola proposta del principio attivo possono comunque portare con sé molte e diverse differenze, mi aiuta a mitigare in qualche modo questo mio senso di "consapevole stupidità"!

    28 Jul 2019 19:03
  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    28 luglio 2019. Stilla al post del Direttore Elio Pariota “Farmaci generici, questione di brand”. Immagine: pillole colorate in cammino. Caro Direttore, più che riluttanza è diffidenza atavica presente nell'adam primigenio, più marcata nelle lande abbandonate a se stesse da tempo siderale. Nell'evo attuale contrassegnato dalla conoscenza assoluta tramite web, non è più consentito non fidarsi delle certezze scientifiche, anche se il Grande Altro Digitale è il nostro custode permanente che vigila accuratamente sugli interessi suoi economici da barattare politicamente, anche al fine di confermare che il prodotti brand siano più efficaci rispetto a quelli generici che contengono i medesimi principi attivi. Alla seconda Italia, quella del Mezzogiorno, è mancata un'accorta paideia della salute che continuerà a latitare con i Ministri dell'educazione che ci ritroviamo.

    28 Jul 2019 23:08

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