L'editoriale del direttore Elio Pariota:"Disconnessi per tre ore"

Ammettiamolo; l’idea di abbandonare il nostro smartphone anche e solo per una manciata di minuti ci mette ansia. Peggio: ci rende nevrotici. Non vediamo l’ora di riappropriarcene e vedere quante persone ci hanno scritto, cercato, chiesto amicizia e via dicendo. Un intimo compiacimento che alimenta una vera e propria ossessione. Una dipendenza tecnologica che mina i rapporti interpersonali accomunando bambini, giovani e adulti. Ecco allora l’iniziativa del Disconnect Day che si tiene oggi a Corinaldo, nelle Marche (e che verrà replicata in varie città d’Italia). Qui i visitatori dovranno sigillare telefoni e dispositivi in un’apposita busta per almeno tre ore e consegnarla agli infopoint presenti in città. Tre ore per staccare la spina e parlare d’altro. Tre ore per provare a resistere a quella frenesia.  Tre ore per ritrovare se stessi. Tre ore di libertà riconquistata.

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    11 maggio 2019. Stilla al post del Direttore Elio Pariota “Disconnessi per tre ore”. Immagine: smartphone con lucchetto. Caro Direttore, l’adam che ci portiamo dentro è anche questo, dipendenza, compiacimento ossessione insieme a schiavitù indotta, narcisismo, egotismo, effimero, debolezza, sventatezza, inanità, irrazionalità, pathos, thymos, chros e tanto altro negativo ancora. Nel presente spaccato glocale virtuale avvolgente l’anthropos primigenio è fagocitato da stroboscopiche apparenze difficili da dominare per il vuoto edificante di false paideie. Giova poco la consegna dei dispositivi vari per tre ore agli infopoint, come da appello di Corinaldo. Occorrono eserciti di veri maestri per avviare il lungo e faticoso percorso della costruzione del fronesimon che agisce costantemente secondo virtù.

    11 May 2019 15:49
  • Foto di Vincenzo Merlino

    Vincenzo Merlino dice:

    Grazie come sempre Direttore per gli spunti di riflessione settimanali che ci aiutano a ragionare e a confrontarci con quanto ci gravita attorno. Nel caso di specie, mi sento in linea con i ragionamenti di Carmine: l'idea di Corinaldo, seppur pregevole nello spirito di iniziativa, temo possa rappresentare un rimedio inefficace rispetto ai fini che vorrebbe perseguire e rilevarsi più che altro un mero strumento propagandistico in quanto, a mio avviso, per cambiare il modo di interagire con i telefonini e con le persone, sarebbe probabilmente necessario rivalutare il paradigma sociologico odierno, nonché comunicativo, con la messa in atto di un cambiamento politico-culturale incrementale che vada ben oltre manifestazioni "spot" dal tratto ideologico (l'Italia è il terzo paese al mondo per numero di telefonini...).

    12 May 2019 08:39
  • Foto di Immacolata Pollice

    Immacolata Pollice dice:

    Buongiorno . Condivido i pensieri di Piscopo e Merlino. Aggiungo che, nella trasformazione epocale complessa e globale nella quale viviamo sarebbe opportuno rieducarci tutti a non apparire ma ad essere protagonisti di "un nuovo mondo" ove le persone diventano interpreti dello stesso mediante/attraverso l'istruzione e la cultura, e, non soggetti passivi di un capitalismo feroce al capolinea.

    12 May 2019 09:58
  • Foto di Mario Palmiero

    Mario Palmiero dice:

    Il primo cellulare l’ho preso all’università e non perché sia arrivato tardi rispetto alla media attuale, ma semplicemente perché non esistevano. Ed era un mondo diverso prima, un mondo dove la rintracciabilità a tutti i costi era di là da venire. Ricordo che mia madre al liceo mi salutava la mattina e se tutto andava bene mi vedeva intorno alle 18. Ed era una cosa normale, il problema nessuno se lo poneva; le mamme non erano in ansia per i loro figli, e i figli vivevano quelle ore come un momento di libertà. Fine. In realtà a mio avviso sono stati proprio i genitori della generazione successiva ad aver dato inconsapevolmente fuoco alle polveri. Il cellulare, inizialmente strumento di business per professionisti, è entrato nelle famiglie e diventato presto strumento di controllo per i figli. “Esci? Porta con te il cellulare di tuo padre così se c’è un’emergenza mi puoi chiamare”; e poi con lo sviluppo della tecnologia e il calo dei costi, “Caro, non è meglio se prendiamo al ragazzo un cellulare tutto suo così siamo più sicuri?”. Ed ecco che milioni di famiglie sono state invase da cellulari che in mano ai ragazzi sono diventati tutt'altro, e il gap generazionale e tecnologico tra figli e genitori ha reso questi ultimi incapaci di comprendere, sicché a nulla sono serviti né la loro esperienza né le loro buone intenzioni di fronte a un qualcosa del tutto nuovo e sconosciuto. E i ragazzi sono stati lasciati a loro stessi, con un cellulare in mano, alla mercé di uno strumento del quale di lì a poco sarebbero diventati schiavi. Adesso quei ragazzi sono genitori a loro volta, hanno dato ai propri figli un cellulare con ben altre finalità, e non c’è più nulla da fare. Bello l’esperimento delle tre ore; di simili ne fanno di tanti, ma lasciano il tempo che trovano. Manifestazioni "spot" dal tratto ideologico come dice Vincenzo Merlino. ma ormai è tardi; non serve più togliere, bisogna educare.

    12 May 2019 17:17

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