L'editoriale del direttore Elio Pariota:"I 40enni giovani conservatori di Crepet"

Viziati e apatici, eterni adolescenti coccolati dai propri genitori: sono i tratti distintivi dei 40enni italiani secondo Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo e scrittore. Fatte le dovute eccezioni si sarebbe formata una generazione tendenzialmente pigra, che alle responsabilità preferisce la vita comoda del divano di casa di mamma e papà. Per non parlare delle relazioni sentimentali; convinta dalla rivoluzione digitale che tutto debba essere agevole e istantaneo, avrebbe smarrito il significato di pazienza e riflessione quali capisaldi per durature relazioni di coppia. Insomma un quadro a tinte fosche di un segmento che dovrebbe costituire l’elemento propulsivo di una società. E che invece – lungi da aprirsi a cose nuove – impronterebbe la propria esistenza ad un rigido mantenimento dello status quo. Giudizi troppo severi? Credo siano in larga parte condivisibili. Solo che – con tutto il rispetto all’autorevolezza di Crepet - ascrivere alla cultura digitale comportamenti idonei a far deflagrare i rapporti sentimentali mi sembra un po’ forte. O no?

Commenti

  • Foto di carmine piscopo

    carmine piscopo dice:

    Risposta al Direttore Elio Pariota alla nota “I 40enni giovani conservatori di Crepet” Immagine: quarantenni Caro Direttore, la maturazione umana è un complesso, lungo e delicato processo di autoformazione con il sostegno della saggezza degli adulti che offrono costantemente modelli esemplari di riferimento. L’uomo è la creatura più perfetta in ogni sua minima parte, sublime, stupenda, catturante, al punto da fare innamorare di sé, ad opera compiuta, il suo stesso Creatore; ma, nella sua superba delicatezza, esige lunghi tempi di consolidamento dei suoi cicli evolutivi, a differenza di altri esseri viventi, alcuni dei quali nascono pienamente maturi e completi. Se l’antropocultura di appartenenza non offre l’eccellenza della paideia in maniera personalizzata, noi meschini scienziati dell’educazione, mestiamo polvere nei mortai.

    06 Oct 2018 17:08
  • Foto di Rosetta

    Rosetta dice:

    Il vero problema è, come ha affermato Michel Maffesoli, che l 'era di Prometeo, per molti quarantenni non è mai iniziata e hanno sempre vissuto il tempo di Dioniso, cosicché, se in passato l' azione della maggior parte degli individui era orientata all'azione, al conseguimento di certi ideali, ora molti vivono adagiandosi e idealizzando la realtà, vivono nell'etere presente per godere in rete la dimensione dello stare insieme, dell'hinc et nunc, del qui e ora. In un certo senso, questi nativi digitali quarantenni, si trovano a vivere in una realtà aumentata che nemmeno loro saranno in grado di gestire e di capire, volti alla ricerca di feedback, riconoscimenti, accettazione del consenso per ciò che scrivono o fotografano. In questa dimensione deflagrano i rapporti, scompare l'empatia e l interesse verso l'altro... Se lo psichiatra e sociologo Crepet, una volto posto il problema, consiglia di instaurare rapporti autentici al di fuori della rete, l' unico problema da risolvere è come fare alzare questi quarantenni dal loro comodo divano....

    06 Oct 2018 18:18
  • Foto di Elena D Ambrosio

    Elena D Ambrosio dice:

    La cultura digitale sicuramente condiziona fortemente la liquidità delle relazioni affettive: Basta un click per chiudere e riaprire una comunicazione, senza impegno alcuno e, soprattutto, senza assumersi delle responsabilità. Il problema è capire cosa ha determinato ciò, perché si decide di restare immobili sul divano? Alla base c'è l'insicurezza, la paura di non riuscire a sostenere un impegno duraturo. Questo deriva dall'educazione della società consumistica e, al contempo, dalla stabilità lavorativa che tarda a venire. Al quarantenne mancano gli elementi per avere fiducia nelle sue possibilità. Sceglie semplicemente la soluzione più comoda e meno rischiosa, quella che gli permette di nascondere la sua debolezza.

    06 Oct 2018 22:43

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