Gli hacktivisti che oscurano il terrore

Siamo musulmani, cristiani, ebrei...siamo hacker, attivisti, agenti, spie o magari il ragazzo della porta accanto...amministratori, dipendenti, commessi, disoccupati, ricchi e poveri”. E’ una voce fredda e metallica quella che risuona decisa in un video comparso su internet il 6 Febbraio scorso, occupata ad annunciare il più grande attacco senza precedenti alla galassia di propaganda jihadista. Dopo poco, come un semplice “switch-off”, sono stati oscurati centinaia e centinaia di siti web, account e profili, soprattutto facebook e twitter, inneggianti la “guerra santa” e l’esercito islamico, costantemente aggiornati con tanto di immagini e video di spietate esecuzioni, utilizzati come formidabili strumenti per arruolare nuovi messaggeri ed esecutori del terrore. “Voi il virus, noi l’antidoto”. Con questo slogan, armati di tastiere e monitor, i militanti di Anonymous dichiarano guerra ad Al Queida ed all’ISIS, facendolo a modo loro, reagendo all’ennesimo attentato alla libertà di espressione consumatosi a Parigi pochi giorni prima. “Combatteremo i vostri siti, ruberemo le vostre mail, i vostri account. Da ora in avanti non ci sarà più un posto sicuro per voi online”. Detto, fatto. Uno dei primi siti ad essere attaccati è islam-army.com, di cui sono state violate password e mail private, immediatamente rese note sui social network, come un vero e proprio bollettino di guerra, seguite da una frase tanto semplice quanto inflessibile : “Fate ciò che volete con loro”. Gli “hacktivisti”, come detto, non si sono fermati qua e l’intera operazione ha preso il nome di “Operation Isis” (#OpISIS); ad oggi risulterebbero “colpiti” anche i sistemi informatici di alcuni tra i principali Stati accusati di appoggiare i militanti dell’Isis, come Arabia Saudita e Turchia. Quali saranno i reali effetti di questa “collaterale” cyber-guerra non è ancora dato saperlo. Certo è che rappresenta, senza alcun dubbio, una prima vera reazione, seppur virtuale, alla crescente ondata di terrore e morte che, anche nel nostro Paese, sentiamo e percepiamo ormai come sempre più vicina.

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